Finalmente e con grave ritardo è arrivata la bozza di statuto dell’ISPRA!?!
…………………….
Lo Statuto proposto, secondo l’idea del Presidente vuole dare un’identità scientifico/organizzativa all’ISPRA in un contesto normativo (Decreto Interministeriale) che definisca in modo certo le competenze dell’ISPRA in maniera da porlo, almeno da un punto di vista normativo, allo stesso livello di ENEA, ISS e CNR.
Come non condividere nella sostanza quanto contenuto nell’interessante e puntuale relazione allo Statuto del Presidente. Siamo soprattutto consapevoli dell’urgenza di raggiungere un più consistente coordinamento delle diverse competenze presenti nell’ISPRA, che a tre anni dalla sua istituzione risulta ancora una mera sommatoria delle attività dei tre enti confluiti, esponendola ai venti di scioglimento che di volta in volta coinvolgono gli E.p.r. di questo Paese.
Questa consapevolezza non ci distrarrà dal fornire le nostre puntuali osservazioni, integrate dai contributi che gentilmente vorrete fornirci. Osservazioni che difenderemo in ogni sede a partire dal C.d.A., al quale chiederemo un’audizione, e che vi chiediamo di fornirci in tempi brevi, in quanto la data ultima dataci dall'Amministrazione è il 18 novembre. Tempi strettissimi, in considerazione del fatto che le vostre osservazioni e i vostri commenti vanno poi organizzati in un documento organico e coerente. Vi preghiamo pertanto di non mandare mail, ma di intervenire nel presente blog.
Non verranno prese in considerazione osservazioni anonime, che verranno rimosse.
Di seguito intanto alcuni considerazioni già nostre e che vi sottoponiamo:
Deve essere esplicita nello Statuto la mission dell’Istituto anche semplicemente estraendo quanto riportato nel D.M. 123 del 21 maggio 2010.
Deve essere esplicitato tra i principi l’applicazione e il rispetto del CCNL degli Enti pubblici di ricerca
Deve essere completamente riscritto l’articolo 9 prevedendo il ruolo ad esaurimento dei dirigenti ereditato dallo statuto dell’exApat con la previsione di limitatissime posizioni dirigenziali riservate a coordinamenti di tipo amministrativo.
Deve essere ribadita tra i principi il riferimento alla “garanzia della non ingerenza della dirigenza amministrativa nella gestione della ricerca” da assicurare attraverso la separazione delle attività amministrative da quelle tecniche e di ricerca come sancito dal D.M. 123 del 21 maggio 2010.
A mio avviso ed in modo molto sintetico i principali punti di criticità nascono dall’evidenza che questa Struttura nasce dal presupposto di “dare una poltrona” a tutti i Dirigenti dello Stato più i Dirigenti di Ricerca attualmente in forza all’ISPRA. Se questo è l’input iniziale è chiaro che l’intera struttura nasce già “azzoppata” rispetto a qualunque logica di funzionalità ed operatività. Un esempio è la Direzione Generale con competenze gigantesche che non aiuterà a dare all’istituto il necessario dinamismo. Rimane, non a caso, nel vago la “relazione” tra le attività Dipartimentali (ad appannaggio dei Dirigenti dello Stato) e dei Centri Nazionali (ad appannaggio dei Dirigenti di Ricerca).
RispondiEliminaContinua, anzi si rafforza, la presenza in ruolo dei dirigenti dello stato: un controsenso che si vuole perpetrare in spregio al CCNL: da tempo USI RdB propone che questo ruolo vada considerato ad esaurimento e comunque fino ad allora confinato nel Dipartimento Affari Generali ed Amministrativi. Il documento quindi non contiene nessuna rivoluzione: è un restyling dell'ex APAT dove continuano (e continueranno) ad annidarsi i "poteri forti" di quest'Istituto. La prova? Il massimo dell’assurdità si raggiunge leggendo con attenzione il Capo VII -Disposizioni Transitorie- (sic!) con l’art.29 comma 1 e l’art. 31 comma 1 e 2. E’ la “ciccia” del documento: probabilmente sono stati messi in fondo proprio perché rimanessero non visti per stanchezza del lettore.
Art. 29 Competenze di Servizi ed Aree.
Comma 1. Inizia con “Nelle more……” (tutte le fregature nelle PP.AA. iniziano con nelle more) dell’adozione di tutto quello che avete letto fin qui, lo svolgimento delle singole funzioni verrà assicurato dagli uffici fino ad allora preposti alle medesime o similari funzioni. CIOE’: tutto quello che GIA’ c’era in APAT rimane tale e quale; tutto ciò che c’è di nuovo, viene “diffuso” nell’esistente struttura dell’APAT. E giù con una minuziosa declaratoria di come saranno strutturati tutti i diversi Dipartimenti e Centri Nazionali e chi li riempie. E’ chiaro che QUESTA è la "vera" struttura ISPRA che avremo per un numero indefinibile di anni poiché il Decreto Interministeriale che vorrebbe fare il Presidente rimane un desiderio di là da venire e realizzarsi: intanto lavorate così……………
Art. 31 Funzioni Dirigenziali
comma 1. “Fino alla definizione delle procedure di nomina dei dirigenti ed alla relativa copertura delle posizioni dirigenziali previste dal presente decreto, le funzioni dirigenziali saranno garantite dai responsabili fino ad allora preposti alle medesime o similari funzioni ove esistenti”. CIOE’: fino al Decreto Interministeriale (calende greche?), TUTTO rimane UGUALE a prima, con gli STESSI capi che svolgono funzioni “similari”.
Comma 2. “Fino alla definizione delle procedure di nomina dei dirigenti ed alla relativa copertura delle posizioni dirigenziali previste dal presente decreto, le funzioni dirigenziali NON corrispondenti a nessun ufficio ovvero ad ufficio vacante saranno garantite dal Direttore Generale o dai capi Dipartimento competenti per materia”. CIOE’ fino al Decreto Interministeriale (calende greche?), le strutture che PRIMA NON esistevano in ex APAT andranno ad interim al D.G. oppure a Capi competenti per materia Dipartimento (tranquilli ….. sempre loro!)
Naturalmente questa è una mia personale lettura.
Un saluto
A mio avviso ed in modo molto sintetico ritengo che i principali punti di criticità nascano dall’evidenza che questa Struttura è stata pensata per rispondere all’esigenza di “dare una poltrona” a tutti i Dirigenti dello Stato più i Dirigenti di Ricerca attualmente in forza all’ISPRA. Se questo è l’input iniziale è chiaro che l’intera struttura nasce già “azzoppata” rispetto a qualunque logica di funzionalità ed operatività. Un esempio è la Direzione Generale con competenze gigantesche che non aiuterà a dare all’istituto il necessario dinamismo. Inoltre rimane non a caso nel vago la “relazione” tra le attività Dipartimentali (ad appannaggio dei Dirigenti dello Stato) e dei Centri Nazionali (ad appannaggio dei Dirigenti di Ricerca).
RispondiEliminaViene riproposto il ruolo dei dirigenti dello stato in funzione apicale sia per Dipartimenti amministrativi che tecnico/scientifici. Questo è un controsenso che si vuole perpetrare in spregio al CCNL: da tempo USI RdB propone che questo ruolo sia ad esaurimento e comunque fino ad allora confinato nel Dipartimento Affari generali ed Amministrativi.
Il massimo dell’assurdità si raggiunge leggendo con attenzione il Capo VII -Disposizioni Transitorie- (sic!) con l’art.29 comma 1 e l’art. 31 comma 1 e 2. E’ la “ciccia” del documento: probabilmente sono stati messi in fondo proprio perché rimanessero non visti per stanchezza del lettore.
Art. 29 Competenze di Servizi ed Aree.
Comma 1. Inizia con “Nelle more…….” (molto utilizzato nelle PP.AA. quando si vuole prendere tempo……) dell’adozione di tutto quello che avete letto fin qui, lo svolgimento delle singole funzioni verrà assicurato dagli uffici fino ad allora preposti alle medesime o similari funzioni. CIOE’: tutto quello che GIA’ c’era in APAT rimane tale e quale; tutto ciò che c’è di nuovo, viene “diffuso” nell’esistente struttura dell’APAT. E giù con una minuziosa declaratoria di come saranno strutturati tutti i diversi Dipartimenti e Centri Nazionali e chi li riempie. E’ chiaro che QUESTA è la struttura ISPRA in quanto il Decreto Interministeriale che vorrebbe fare il Presidente rimane un desiderio di là da venire e realizzarsi: intanto lavorate così……………
Art. 31 Funzioni Dirigenziali
comma 1. “Fino alla definizione delle procedure di nomina dei dirigenti ed alla relativa copertura delle posizioni dirigenziali previste dal presente decreto, le funzioni dirigenziali saranno garantite dai responsabili fino ad allora preposti alle medesime o similari funzioni ove esistenti”. CIOE’: fino al Decreto Interministeriale (calende greche?), TUTTO rimane UGUALE a prima, con gli STESSI capi che svolgono funzioni “similari”.
Comma 2. “Fino alla definizione delle procedure di nomina dei dirigenti ed alla relativa copertura delle posizioni dirigenziali previste dal presente decreto, le funzioni dirigenziali NON corrispondenti a nessun ufficio ovvero ad ufficio vacante saranno garantite dal Direttore Generale o dai capi Dipartimento competenti per materia”. CIOE’ fino al Decreto Interministeriale (calende greche?), le strutture che PRIMA NON esistevano in ex APAT andranno ad interim al D.G. oppure a Capi competenti per materia Dipartimento (tranquilli ….. sempre loro!)
bella iniziativa...iniziamo un confronto vero e propositivo
RispondiEliminaMichela
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RispondiEliminaA mio avviso ed in modo molto sintetico ritengo che i principali punti di criticità nascano dall’evidenza che questa Struttura è stata pensata per rispondere all’esigenza di “dare una poltrona” a tutti i Dirigenti dello Stato più i Dirigenti di Ricerca attualmente in forza all’ISPRA. Se questo è l’input iniziale è chiaro che l’intera struttura nasce già “azzoppata” rispetto a qualunque logica di funzionalità ed operatività. Un esempio è la Direzione Generale con competenze gigantesche che non aiuterà a dare all’istituto il necessario dinamismo. Inoltre rimane non a caso nel vago la “relazione” tra le attività Dipartimentali (ad appannaggio dei Dirigenti dello Stato) e dei Centri Nazionali (ad appannaggio dei Dirigenti di Ricerca).
RispondiEliminaViene riproposto il ruolo dei dirigenti dello stato in funzione apicale sia per Dipartimenti amministrativi che tecnico/scientifici. Questo è un controsenso che si vuole perpetrare in spregio al CCNL: da tempo USI RdB propone che questo ruolo sia ad esaurimento e comunque fino ad allora confinato nel Dipartimento Affari generali ed Amministrativi.
Il massimo dell’assurdità si raggiunge leggendo con attenzione il Capo VII -Disposizioni Transitorie- (sic!) con l’art.29 comma 1 e l’art. 31 comma 1 e 2. E’ la “ciccia” del documento: probabilmente sono stati messi in fondo proprio perché rimanessero non visti per stanchezza del lettore.
Art. 29 Competenze di Servizi ed Aree.
Comma 1. Inizia con “Nelle more…….” (molto utilizzato nelle PP.AA. quando si vuole prendere tempo……) dell’adozione di tutto quello che avete letto fin qui, lo svolgimento delle singole funzioni verrà assicurato dagli uffici fino ad allora preposti alle medesime o similari funzioni. CIOE’: tutto quello che GIA’ c’era in APAT rimane tale e quale; tutto ciò che c’è di nuovo, viene “diffuso” nell’esistente struttura dell’APAT. E giù con una minuziosa declaratoria di come saranno strutturati tutti i diversi Dipartimenti e Centri Nazionali e chi li riempie. E’ chiaro che QUESTA è la struttura ISPRA in quanto il Decreto Interministeriale che vorrebbe fare il Presidente rimane un desiderio di là da venire e realizzarsi: intanto lavorate così……………
Art. 31 Funzioni Dirigenziali
comma 1. “Fino alla definizione delle procedure di nomina dei dirigenti ed alla relativa copertura delle posizioni dirigenziali previste dal presente decreto, le funzioni dirigenziali saranno garantite dai responsabili fino ad allora preposti alle medesime o similari funzioni ove esistenti”. CIOE’: fino al Decreto Interministeriale (calende greche?), TUTTO rimane UGUALE a prima, con gli STESSI capi che svolgono funzioni “similari”.
Comma 2. “Fino alla definizione delle procedure di nomina dei dirigenti ed alla relativa copertura delle posizioni dirigenziali previste dal presente decreto, le funzioni dirigenziali NON corrispondenti a nessun ufficio ovvero ad ufficio vacante saranno garantite dal Direttore Generale o dai capi Dipartimento competenti per materia”. CIOE’ fino al Decreto Interministeriale (calende greche?), le strutture che PRIMA NON esistevano in ex APAT andranno ad interim al D.G. oppure a Capi competenti per materia Dipartimento (tranquilli ….. sempre loro!)
salvatore
Il CENTRO NAZIONALE PER LE ATTIVITA’ BIBLIOTECARIE, DOCUMENTALI E MUSEALI?
RispondiElimina"Vogliamo spendere una parola su questo fantomatico quanto ridicolo CENTRO NAZIONALE? Sì parliamone pure, con amarezza e rimpianto. Una bella parolona dietro cui si nasconde il niente.
Scorporando la biblioteca e il museo dal Dipartimento, e quindi levandolo a chi per anni l’ha protetto curato e incrementato, si appiana la strada per poterne fare ciò che si è sempre voluto…buttare tutto!!
E’ la buona occasione, tanto attesa dalla Direzione, per disinventariare, inscatolare e dimenticare tutto in un bel magazzino chissà dove....o REGALARE TUTTO IN UN BEL PACCHETTO A QUALCHE ALTRO MINISTERO…."
questo è apparso in un volantino a Curtatone ieri. quello detto così in parole spiccie si potrebbe rivelare la verità. Si parla all'interno del documento di biblioteche e non di biblioteca COME se potrebbero coesistere tanti centri di spesa che creerebbero sicuramente duplicati e sperpero di soldi. Per questo Centro non è stato definito nulla e lasciato tutto molto vago. lasciare questo centro nelle mani della Direzione vorrà significare far ridiventare la cenerentola dell'Istituto una biblioteca (che ha attualmente un patrimonio di oltre 8 milioni di euro) che ci ha messo un decennio per cercare di dare Servizi e competenze a tutti i colleghi compresi quelli decentrati in altre sedi. Il museo (che ha un patrimonio di oltre 10 minlioni di euro) in tutto ciò per certo si sa che verrà inscatolato e parcheggiato in un magazzino in attesa di.....
Fabiana
CENTRI NAZIONALI E BIBLIOTECA
RispondiEliminaTra le tante assurdità di questo statuto, vorrei soffermarmi su quella che mi riguarda da vicino per le attività che svolgo. Dopo che si è riusciti faticosamente a creare una biblioteca unica, con procedure uniche e soprattutto unico punto di accesso a tutta la documentazione scientifica dell’istituto, con evidenti vantaggi a tutti gli utenti, adesso, per accontentare qualcuno che non ha idea di cosa sia e come funzioni una biblioteca, si vogliono creare biblioteche per ogni Centro Nazionale? Ma siamo fuori di testa? Già i soldi a disposizione sono pochi e dividerli in questo modo non ha senso. Ognuno comprerà quello che vuole senza che gli altri lo sappiano con duplicazioni e sperpero di risorse. Questa idea è ancora più stupida se si pensa che si sta andando verso una sede unica!!
SEMPRE PER DIFENDERE PRINCIPIO INDIVISIBILITA’ DEL SERVIZIO BIBLIOTECA ISPRA
RispondiEliminaSi evidenzi come lo Statuto a proposito dei CENTRI NAZIONALI all’art. 18, lettera d, dice che per le materie di propria competenza ciascun Centro Nazionale “…provvede alla tutela ed alla gestione del patrimonio documentale e bibliotecario presente presso il Centro…”dove mi chiedo come sia possibile una gestione del patrimonio documentale e bibliotecario in ben SEI (6) Centri Nazionali che però agiscano in stretto raccordo con il C.N. per le Attività Bibliotecarie, Documentali e Museali di cui all’art. 17, comma 3, lettera a) nel quale si parla di gestione complessiva del patrimonio documentale e delle biblioteche dell’Istituto.
Nelle Disp. Transitorie, ART. 29, Comma 2, lettera k si riparla poi del C.N. per le Attività Bibliotecarie, Documentali e Museali il quale, in via transitoria, si occuperà delle attività svolte dal Servizio Biblioteca dell’ex ICRAM, attività che sono da tempo unificate sotto la gestione del Servizio BIBLIOTECA ISPRA non solo nei riguardi della ex biblioteca ICRAM, ma anche della ex biblioteca INFS della quale però non si fa cenno.
Claudia
avremo se si mantiene così, una struttura su cinque livelli (non si capisce infatti se i dipartimenti e i centri nazionali, o le Aree e i Servizi saranno comparabili o se l'unico livello operativo saranno i settori), con solo 13 compartimenti (tra dipartimenti e centri nazionali, dai nomi soprattutto concisi ed efficaci) e una serie di sovrapposizioni infinita: ad esempio, le tre entità (ex APAT, ex INFS ed ex ICRAM) confliggeranno in strutture blindate (cfr. Dipartimento di riferimento che vuol dire tutto e non vuol dire niente) e come si divideranno gli argomenti comuni come le specie aliene invasive? Queste infatti vengono citate tre volte (tre) pari pari nelle tre strutture di riferimento: Dip. per la biodiversità, la tutela e la sostenibilità degli ambienti naturali; CN per la tutela e la conservazione della fauna terrestre (vuol dire che gli uccelli marini non sono più di loro competenza), e CN per la tutela e l'uso sostenibile delle biorisorse acquatiche. Un chiaro e lampante modo di far capire che ognuno farà per sé, le sovrapposizioni e gli sprechi continueranno, non ci sarà integrazione né trasversalità, e allora che ci hanno riunito a fare?
RispondiEliminaUna piccola nota anche sui nomi, i più lunghi del mondo, come la posta elettronica (se la chiamavano INPRA si risparmiavano le risate grasse della Commissione Europea e potevamo avere un dominio breve e facile da capire, avete mai fatto lo spelling in inglese di isprambiente.it? Pare che anche il presidente alla FAO per il convegno mondiale sulle frane abbia mostrato il famoso sito web , come il MATTM d'altronde in più occasioni...)
Mi riservo di leggere con più attenzione il tutto. Per ora posso dire che mi sembra vergognoso triplicare il numero dei dirigenti di I fascia e raddoppiare quelli di seconda con dei costi immensi per l'Istituto senza dare dignità alle attività e alla ricerca.
RispondiEliminaChiedo a USI RdB Ricerca che si facci apromotore di un emendamento a favore della riserva del 30% dei posti di dirigenza a tutti i livelli alle donne perchè altrimenti ci ritroveremo con 59 dirigenti maschi e una donna. Abbiamo già tutti i vertici dell'Istituto alla quasi totalità in mano agli uomini non è possibile continuare aoltre così.
RispondiEliminaParte 1/3
RispondiEliminaE’ necessario anzitutto fare una premessa al documento esaminato: la relazione che lo accompagna contiene molti dati e considerazioni interessanti che però non trovano riscontro nel testo dello statuto presentato. E d’altronde non si può ignorare l’affermazione che compare a pag.42:
“L’alternativa è solo una: separare il corpo dall’anima e lasciare che le spoglie del primo vadano ad un’amministrazione centrale e quelle più evanescenti del secondo convoglino verso un altro ente di sola ricerca.”
Inserire una tale ipotesi nella relazione di presentazione dello statuto di un ente induce a considerare tutto il resto come un’abile costruzione indirizzata a confondere il vero scopo che si intende perseguire. Nella stessa direzione sembrano andare certe scelte che emergono dalla struttura prefigurata: l’incredibile accrescimento della Direzione Generale ne fa intravedere la configurazione come quella parte (il corpo) che dovrà confluire nell’amministrazione centrale, sottraendo certe competenze alle altre articolazioni (l’anima) che resterebbero svuotate di alcune funzioni essenziali.
Considerato che la nuova struttura non elimina le sovrapposizioni, che pure sono in parte indicate nella relazione di accompagnamento, e non favorisce l’integrazione tra le diverse componenti preesistenti, allora meglio non modificarla.
Andrea F.
Parte 2/3
RispondiEliminaAppare particolarmente incongruente l’eliminazione del Dipartimento per le attività bibliotecarie, documentali e per l’informazione, con avocazione presso la Direzione Generale della maggior parte delle sue competenze. Questa scelta prefigura la possibilità di adozione da parte dell’Amministrazione di misure discrezionali in merito alle informazioni e alle conoscenze che possono essere diffuse da ISPRA (manifestata in parte anche con l’avviso n.4784 del 27 ottobre u.s.). Al contempo lascia intravedere ciò che l’Amministrazione sta cercando di realizzare, come emerso dalle discussioni in merito alla sede: la separazione di Museo e Biblioteca dal resto degli uffici, relegandoli nel Centro nazionale per le attività bibliotecarie, documentali e museali, il cui materiale sarà collocato, se va bene, in uno stabile difficilmente raggiungibile; se va male, in scatoloni dei quali sarà difficile conservare traccia.
Una considerazione di carattere generale riguarda il documento nel suo complesso: solitamente gli statuti sono brevi (come se ben ricordo anche il Presidente auspicò per questo statuto in occasione del primo incontro con il personale) e costituiti da pochi articoli che definiscono le caratteristiche dell’ente e ne delineano le articolazioni.
In questo caso ci troviamo di fronte a un elaborato di 30 (trenta) pagine che risulta tanto complicato e impreciso quanto gli altri atti relativi ad ISPRA che sono per questo motivo criticati nella relazione di accompagnamento. D’altra parte sorprende invece che sia stata avvertita la necessità di specificare, in un documento ufficiale come dovrebbe essere lo statuto, tutte le suddivisioni struttura per struttura includendo soprattutto nel dettaglio la futura destinazione di ognuno degli uffici attualmente esistenti.
Non giova alla semplicità e alla chiarezza il rimando, fatto nell’articolo 1 comma 1 dello statuto, al DM 21 maggio 2010 n.123. Tale DM, denominato regolamento, è maggiormente riconducibile alla forma di uno statuto di quanto non lo sia l’attuale bozza presentata dal Presidente. Eliminando le note presenti nel DM, infatti, esso risulta costituito da 9 pagine (che con le note diventano 36).
L’attuale formulazione riprende per molti aspetti integralmente il testo del regolamento contenuto nel DM; sorprende pertanto che ciò non sia stato fatto proprio per l’articolo 1 che definisce l’ISPRA come un Ente Pubblico di Ricerca, a meno che non si volesse proprio evitare di far comparire questa definizione nello statuto.
Pertanto la scelta più logica sembrerebbe quella di adottare quale bozza di statuto dell’ente il regolamento, al quale andrebbero apportate alcune modifiche. Ho eseguito una elaborazione in tal senso (che posso inviare a chi fosse interessato), cercando di integrare gli aspetti contenuti nella bozza presentata dal Presidente con altri ispirati allo Statuto del CNR, che necessita comunque di ulteriori aggiustamenti (come ad esempio in merito alla dotazione organica che ho riportato senza modifiche).
Andrea F.
Parte 3/3
RispondiEliminaIn alternativa si propongono i seguenti emendamenti alla bozza presentata dal Presidente:
L’art.1 deve essere sostituito dall’art.1 del regolamento eliminando dal secondo periodo del primo comma le parole “retto dal …… articolo 14”, come segue:
Art. 1
Costituzione
L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), di seguito denominato anche Istituto, e' ente pubblico di ricerca, dotato di personalita' giuridica di diritto pubblico e di autonomia tecnico-scientifica, organizzativa, finanziaria, gestionale, patrimoniale e contabile. Nell'ISPRA confluiscono il personale, le risorse finanziarie e strumentali e i rapporti attivi e passivi dell'APAT, dell'INFS e dell'ICRAM, soppressi a decorrere dalla data di insediamento dei commissari di cui all'articolo 28, comma 5, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
Modificare il comma 5 dell’articolo 8 eliminando le parole “gli Uffici e i Servizi”.
L’articolo 9 dovrebbe essere completamente modificato prevedendo solo poche posizioni dirigenziali, per lo più in ruoli amministrativi, e un ruolo ad esaurimento per i dirigenti attualmente in forza a ISPRA. Appare inoltre inopportuno stabilire nello statuto le modalità di reclutamento per quelle posizioni dirigenziali. In particolare, il comma 5 dell’articolo 9 sarebbe stato più appropriato nel protocollo sul precariato. In questo contesto assume un significato quanto meno ambiguo e deve pertanto essere eliminato.
A questo proposito, una considerazione non inutile, vista la preoccupazione manifestata dall’Amministrazione sui risparmi di spesa derivanti dalla cosiddetta unificazione della sede, è che si potrebbe risparmiare parecchio su così tante posizioni dirigenziali.
Eliminare il Capo II, il Capo IV e il Capo V del Titolo II, che possono essere demandati a un regolamento interno di organizzazione (una declaratoria), anche al fine di evitare un’eccessiva rigidità della struttura che potrebbe invece necessitare di adattamenti a particolari condizioni ed esigenze contingenti.
Il Capo III del Titolo II diventa Capo II e l’articolo 13 in esso contenuto diventa articolo 10. Si auspica tuttavia che gran parte di tale articolo decada nel momento in cui si riuscirà ad abrogare la legge Brunetta, rimanendo solo le precedenti competenze.
Successivamente, nell’attuale formulazione, il Titolo III continua con la numerazione dei Capi del Titolo precedente, anziché cominciare nuovamente dal Capo I come avviene in precedenza per gli altri Titoli.
Pertanto, nel Titolo III:
il Capo VI diventa Capo I “Modalità operative” e gli articoli 24, 25, 26, 27 e 28 in esso contenuti diventano rispettivamente 11, 12, 13, 14 e 15;
il Capo VII diventa Capo II “Disposizioni transitorie e finali”, ma il suo contenuto dovrà essere completamente eliminato, in analogia con quanto esposto sopra per i Capi II, IV e V del Titolo II, e sostituito dal seguente articolo 16:
Art. 16
Disposizioni transitorie e finali
1. Fino alle determinazioni assunte in attuazione del presente statuto continuano ad operare le strutture amministrative e dipartimentali esistenti al momento della sua entrata in vigore.
2 Le disposizioni del presente statuto non possono produrre nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
3. I regolamenti vigenti alla data di entrata in vigore del presente statuto, ove non incompatibili con il presente statuto, si applicano fino alla entrata in vigore dei nuovi regolamenti.
4. Il presente statuto entra in vigore il primo giorno del mese successivo a quello di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.
Andrea F.